venerdì 30 settembre 2011

Siamo nella melma, ma lo spettacolo deve continuare!


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giovedì 29 settembre 2011

Gli undicenni al potere...


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mercoledì 28 settembre 2011

Professionisti e dilettanti


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domenica 25 settembre 2011

venerdì 23 settembre 2011

giovedì 22 settembre 2011

mercoledì 21 settembre 2011

martedì 20 settembre 2011

domenica 18 settembre 2011

venerdì 16 settembre 2011

giovedì 15 settembre 2011

mercoledì 14 settembre 2011

Idee vulcaniche e nucleari.



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Neanche un caffè.

Un mese di post e neanche un caffè. Non obbligatemi a bere latte. Ne risulterebbero vignette bianche, albe e abbacinanti.

domenica 11 settembre 2011

sabato 10 settembre 2011

Debiti. Marco Belpoliti

Rileggendo alcuni dei miei"Graffi di gesso" mi rendo conto di avere qualche debito di riconoscenza che non ho esplicitato, anche perché me ne sono accorto dopo;-). Sul versante psicologico ( senza averne alcuna competenza)i miei post sono molto vicini, si parva licet componere magnis, alle eleganti e veramente competenti e acute annotazioni sociologiche di Marco Belpoliti, di cui ho letto, credo, l'opera omnia.
Solo ora mi accorgo del debito.
Per chi volesse farsi un'idea della colta prosa di Belpoliti, legga i suoi interventi su "La Stampa".( Si diletta anche di disegno...gli schizzi che accompagnano gli articoli sono suoi).
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=130

Cannibalismo leghista: "Lasciami proseguere!"


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venerdì 9 settembre 2011

Fruscii di sottofondo. Giornali e depressione.


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Il coperchio dello yogurt

Mattina. Prestissimo. In casa preferiamo fare la colazione prima delle abluzioni di rito. Caffè. E poi yogurt. Fa bene, lo sanno tutti. Stimola la peristalsi, apporta calcio nell'organismo e taglia il pollice o , peggio, la lingua agli ardimentosi leccatori delle scorie yogurtiche presenti sul coperchietto d'alluminio. Un tempo succedeva più frequentemente. Ora non è così rischioso: l'alluminio è più dolce, meno tagliente. Gli emofiliaci possono stare tranquilli: non rischiano più di morire dissanguati. Ma la paura e l'abitudine permane per chi ha sperimentato le lame rotanti del coperchietto del tempo che fu, quando lo yogurt era ancora solo bianco e non multirazziale. Mia moglie , che è più giovane, non toglie del tutto il coperchio. Col cucchiaio e meno frequentemente con la lingua lo lambisce senza staccarlo dal contenitore e preleva i preziosissimi lacerti di materia lattea con scarsa voluttà. Io sono più vecchio. Ho paura, ma sono anche memore del piacere insito nel rubare materiale prezioso in un ambiente pericoloso, pieno di mistero e di rischi, Mi sento come un ladro che si introduce nel Topkapi e deve evitare sistemi d'allarme sofisticatissimi. L'esperienza mi insegna che il taglio da coperchietto è fatale e dolorosissimo e non posso rischiare. Il coperchietto viene tolto completamente per accedere al suo cuore, non potrei fare altrimenti. L'operazione è semplice: si stacca completamente il coperchio, si utilizza la lingua ( mai il cucchiaio) per togliere lo yogurt ancora attaccato al coperchio che viene abbandonato supino sul tavolo mentre poi si procede con il cucchiaio a raccogliere lo yogurt nel contenitore. Qualcuno non vedrà nulla di spiacevole in queste operazioni. Dov'è il fastidio? Dov'è la maledizione dell'operazione, la rivolta degli oggetti? Non abbiate fretta : il coperchietto viene reinserito nel contenitore, pigiato e incastrato nel contenitore. Il cucchiaio serve da fermo.
Seguono le abluzioni, ma, prima di andare al lavoro, la tavola deve essere sparecchiata. Il cucchiaio deve essere messo nella lavastoviglie e coperchio e contenitore devono essere smaltiti. Necesse est. Regolarmente prendo il cucchiaio, ma , nel disincastrarlo, il coperchietto vola qual foglia nei primi fotogrammi di Forrest Gump. Volteggia per la cucina in slow motion e cade, maledizione, o sul tavolo o per terra dalla parte in cui alcuni residui di yogurt sono rimasti attaccati. La statistica direbbe che ci sono il 50 per cento di possibilità che cada dall'altra parte. Non succede mai. E' troppo rischioso avvicinarsi con la lingua al limite dentellato e tagliente, ma il pavimento che si inzacchera voluttuosamente con quella sostanza grassa non è così schizzinoso. Sacramento, ma so che , il giorno dopo, invariabilmente tutto si ripeterà...

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©arz

giovedì 8 settembre 2011

Apocalisse, Zen e bibite colorate.


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Graffi di gesso: il calzino spaiato.

Ti svegli e sei assonnato. Il caffè e la doccia ti hanno permesso di muoverti senza sbattere contro gli angolini spigolosi che attirano qual potente calamita il ginocchio, il polpaccio, il piede e , in particolare, l'alluce. Devi vestirti, perché andare nudo al lavoro non è consigliabile. La luce filtra dalla finestra: la moglie bofonchia. Finge di dormire, ma è sveglia ; anche se tu fossi “piuma d'ala d'angelo che si deposita lieve sulla bambagia”, lei si sveglierebbe lo stesso... Bofonchia per dire: “Perché mi hai svegliato? Perché fai tutto quel rumore?”
Prima le mutande, poi la camicia, poi i pantaloni, poi....maledizione! I calzini! Ieri, hai dovuto metterli nel cestone della biancheria, rigidi come stoccafissi. Immettibili. Ora devi cercare i calzini. Nuovi. In realtà, solo nel tempo dell'età dell'oro, quando tu stesso, gridando all'affare del secolo, hai acquistato al supermercato a prezzo scontatissimo uno stock di trenta calzini filo di Scozia, potevi contare su calzini “nuovi”. Ora, di nuovi non ne hai più. Pensavi di essere astuto! Ne hai presi solo di due colori. Nero e blu. Ma nel cassetto della biancheria si sono mischiati. Come un rigurgito ti vengono confusamente in mente i quesiti del tuo professore di Matematica, amante della statistica: se in un urna abbiamo 50 palline rosse, 20 blu e 7 nere, quante palline devo prendere per essere sicuro di averne almeno 6 nere?
Ecco ora desideri due calzini neri, ma quasi al buio il loro colore è indefinito. Non sei daltonico, ma il blu e il nero si confondono. La moglie non li raccoglie a carciofetto. Li deposita a caso due a due, ma nel cassetto, come sotto il cielo, la confusione è grande,,, Te ne freghi. Chi vuoi che se ne accorga se hai un calzino blu o uno nero? L'operazione di mettersi un calzino per chi è un po' sovrappeso è difficoltosa: equilibrio instabile, pressione sul fegato. Poi il calzino ha un dentro e un fuori che al buio è indistinguibile....Portata a termine l'operazione, ti metti le scarpe e dopo aver baciato la moglie che mugula un “'ao” che sta per “Ciao” per risparmiare sulla C, esci di casa. Appena giunto sul posto di lavoro, la prima cosa che il collega ti dice non è buongiorno... “Fico! Adesso è di moda mettersi i calzini di due colori diversi?”
Rispondo “...ulo” per risparmiare sul “vaffanc”.
©arz



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mercoledì 7 settembre 2011

martedì 6 settembre 2011

La leggerezza del verbo essere


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Graffi di gesso: La lettiera della gatta.

La lettiera abitualmente si situa in una zona protetta della casa. La gatta per le sue faccende igieniche ama la calma. Quindi il buon padrone pone la lettiera in un angolo ben riparato, lontano da occhi indiscreti. Non in cucina possibilmente per questioni facili da capire, non in soggiorno, perché la lettiera per quanto bella non può competere con nessun mobile, anche il più economico e spartano.
Noi l'abbiamo collocata vicino ad un armadio vicino alla porta del bagno.
Vi sono diversi prodotti per la lettiera dai trucioli alla sabbia. Oggi va di moda il granulo di silicio.
Quando si pulisce la lettiera , si solleva un po' di polvere e chi si occupa dell'incombenza igienica pensa subito ad una morte triste , ma eroica come quella dei minatori che schiattavano per silicosi nelle miniere. Quando la lettiera è sporchina, la polvere di silicio penetra nei polmoni e chi , come me , è sensibile agli odori, rischia di avere un conato di vomito e pensa al grisù, agli uccellini portati in miniera per segnalare la presenza del gas.
Fin qui nulla di speciale. Spiacevole, ma accettabile. L'amore per la gatta comporta anche questo: occuparsi delle sue venefiche deiezioni e della pulizia della lettiera.
La spiacevolezza è più sottile. La mia gatta, che non si scosta dagli usi felini comuni, è molto schizzinosa e, quando lascia il proprio prodotto interno lordo nella lettiera, desidera da buon felino coprirlo per evitare che il suo odore possa essere percepito all'esterno. Non bisogna essere un etologo esperto per capire che un animale predatore non ha alcun desiderio di farsi scoprire dalla propria preda che, in tal caso, si darebbe subito alla fuga lasciandolo a bocca asciutta ( anche se il gatto domestico ormai si ciba di costosissime scatolette che non si muovono di un millimetro dalla dispensa).Nell'operazione la gatta con le zampe butta fuori regolarmente qualche granellino di silicio. Non tanti , perché , altrimenti, si provvederebbe subito alla pulizia, ma cinque o sei, minuscoli e appuntiti.
La mattina il malcapitato esce dal bagno e regolarmente col piede umido intercetta il granello che si incolla al piede. La mia sensibilità dei piedi dopo la doccia è relativa. Non ci faccio caso. Me ne accorgo quando sono vestito di tutto punto: il granellino acuminato tra piede e calza, per di più compressa dalla scarpa, ora opera la sua vendetta personale. E si fa sentire spiacevolmente come il miagolio che svela l'assassinio del protagonista de “Il gatto nero” di E.A.Poe.
©arz


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Graffi di gesso

Tanto per arricchire il sito di humor/umor nero ho deciso di dare il via ad un vecchio progetto mai realizzato.
Avete presente un libro che ha avuto un discreto successo in Italia dello scrittore Philippe Delerme “La prima sorsata di birra. E altri piaceri della vita” , edito da Frassinelli? Si trattava di un libricino che elencava alcuni piccoli aspetti della nostra vita di tutti i giorni che ce la fanno amare.
Ecco, poiché il mio humor/umor è nero, da gran dilettante, intendo descrivere l'esatto contrario: i piccoli contrattempi , le piccole rivolte degli oggetti che rendono la nostra esistenza un percorso ad ostacoli. Se volete farvene un'idea senza sforzo, pensate al graffio del gesso non spezzato sulla lavagna.
Lo spunto colto è quello di descrivere un enueg ( si parla di poesia provenzale, mica pispole!), più banalmente di dare forma scritta a un “Internet meme” che circola su Internet: FFFUUU, un personaggino stilizzato che si scontra con le piccole avversità della vita quotidiana.
( lo trovate qui per farvene un'idea ). Pronti? Invia!
Tra breve la prima puntata...
arz


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lunedì 5 settembre 2011

venerdì 2 settembre 2011

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